L’atleta tra Etica, Diritto e Salute

“ Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non potrà mai essere compensata”
osservava Pierre Fredy de Coubertin  quando il 23 giugno 1894, all’Università della Sorbona, fondò il C.I.O. ( Comitato Olimpico Internazionale) con l’intento di rinnovare, nell’era moderna, le celebrazioni olimpiche in correlazione con il Congresso Internazionale degli sport atletici del 1894.
….tra gli obiettivi primari risaltano  “ la costruzione di un mondo pacifico ….migliorare educando la gioventù attraverso lo sport……senza discriminazione alcuna e nello spirito olimpico che esige spirito di amicizia, solidarietà e fair play”.
Ed ancora…nelle Reglès Olimpique commuovono i valori ed i principi etici dello sport: lealtà, imparzialità sportiva, solidarietà, universalismo, unitarismo…..il C.I.O., nella regola 11 della Carta Olimpica, introdotta nel 1975, è definito “ l’association de droit international ayant la personalité juridique”.
Coniugare la lettura delle fonti del diritto sportivo con le notizie che quotidianamente risuonano ed allarmano il mondo sportivo scuote la coscienza ed impone, con lettura semplice e passione per lo sport e la vita, una riflessione su quale sia oggi la concreta tutela dell’atleta in ogni singola disciplina sportiva, sia essa qualificata professionismo o dilettantismo sportivo.
La lettura del recente caso di Andy Murray nel tennis che si ritira dal Mutua Madrid Open 2022 per improvviso malore, riporta il pensiero a quando  ben 15 giocatori,  fra i quali Paula Badosa, Jannik Sinner, hanno dovuto lasciare gli Open di Miami per malori improvvisi.
Ad oggi si calcolano ben 833 casi di atleti crollati nel campo di gioco per problemi cardiaci ……giocatori di calcio che muoiono sul campo, atleti di basket che cadono a terra esanimi uscendo dal campo di gioco in barella per arresti cardiaci improvvisi. Si ricordi il caso di Stevan  Jelovac caduto a terra durante un allenamento in palestra.
Un numero troppo alto di atleti che dalle obbligatorie visite mediche sportive risultano senza alcuna patologia pregressa e che “improvvisamente “ cedono sul campo di gioco.
Troppi i giovani che a soli 23 anni risultano con arresti  cardiaci conclamati.
Cosa sta succedendo nel mondo dello sport?  Quale è oggi la tutela dell’atleta?  Il bene giuridico primario “ la salute dell’atleta” che ha costituito l’anima della prima legge in Italia sul doping, la legge n. 376/2000, in quale equilibrio si pone oggi con obblighi ed imposizioni sanitarie scientificamente discutibili e che espongono l’atleta ad un rischio di vita troppo elevato e che supera perfino il concetto di rischio sportivo, come esimente di una lesione subita per un’azione di gioco dell’avversario?
Forse il discrimen sorto fin dal 1900, dell’ammissione e partecipazione degli atleti alle competizioni sportive che imponeva la dicotomia atleta professionista atleta dilettante, oggi ha altri elementi: vaccinato o non vaccinato, fino a giungere ad imporre un trattamento sanitario obbligatorio  violando ogni diritto umano e libertà individuale?
Dove sono le fonti tecniche dell’ordinamento giuridico sportivo? La Carta del fair play, la Carta Olimpica, il Codice di comportamento sportivo?
Dove è la tutela dei diritti e delle libertà sancita dalla nostra meravigliosa Costituzione della Repubblica italiana?
Sport e diritto, sport e atleta, parole vaghe che echeggiano in due anni di emergenza pandemica e che lasciano la dolorosa scia di atleti, direi troppi atleti, che improvvisamente accusano malori sul campo da gioco o addirittura perdono la vita.
Le immagini scioccanti di volti contratti di giovani atleti che improvvisamente si accasciano a terra, stringendo le mani sul petto o le foto dei volti di giovani atleti con sorrisi radiosi che con fierezza stringono i loro trofei tra le mani e che oggi si uniscono ad una lista troppo lunga di chi ha perso la vita, non possono lasciarci indifferenti.
Cosa accade nel mondo sportivo, cosa accade in quella cellula ordinamentale definita Ordinamento giuridico sportivo ben delineata, fin dal 1929, nei primi studi dal Suglia e da Giannini in una teoria ordinamentale?
Il philum umano, determinando, come diceva Teilhard de Chardin, un prolungamento ascendente dell’evoluzione biologica impone oggi una riflessione.
Quanto il C.I.O., il Movimento Olimpico, il C.O.N.I., le Federazioni sportive nazionali, i soggetti istituzionali dell’Ordinamento giuridico sportivo,  hanno concretamente e coerentemente adottato nella propria autonomia amministrativa, procedure ed azioni a tutela della salute dell’atleta nel rispetto dell’impercettibile ma ben delineato rapporto corpo-spazio-tempo, in cui l’atleta deve cercare di ottenere la massima prestazione fisica nel minor tempo e nel maggiore spazio e, quindi, la concreta tutela della salute dell’atleta quale bene giuridico primario?
Dove sono le organizzazioni sportive  che in attuazione della Dichiarazione di Nizza hanno una responsabilità chiara e ben delineata nel gestire le questioni in materia di sport?
L’aver vietato la pratica sportiva in due lunghi anni a chi non avesse ceduto alla c.d. vaccinazione che di fatto è un siero sperimentale, se ben ricordiamo il Regolamento di esecuzione (Ue) 2022/20 della Commissione Ue, entrato in vigore il 31.01.2022, correlato al Regolamento (CE) n.507/2006 della Commissione, quest’ultimo fonte ineludibile che ha aperto il cammino della commercializzazione dei farmaci sperimentali, ha concretamente violato i diritti umani rompendo l’equilibrio sport e atleta -  sport e diritto sportivo.
Dove è oggi li C.I.O. che nei Paesi in cui sono stati violati diritti umani è intervenuto con una propria politica repressiva? Perché il C.I.O., che ha escluso dal 1964 al 1991 il Sud Africa dalle competizioni internazionali a causa dell’apartheid, oggi non interviene sugli Stati che violano i diritti umani imponendo l’obbligo vaccinale di un siero in fase di sperimentazione i cui effetti collaterali ed avversi sono oggi sotto analisi scientifica ed il cui nesso eziologico sulle morti improvvise scuote il mondo sportivo?
Pitagora e Platone, che consideravano il corpo il carcere dell’anima oggi avrebbero urlato la difesa dello spirito e dell’anima dell’uomo …….a tutela dell’identità dei nostri atleti.
Dove è oggi la persona atleta? Quali i suoi diritti ? Dove è il soggetto atleta con la sua coscienza, il suo io, la sua libertà individuale composita?
Impedire ad un atleta di poter gareggiare in una competizione sportiva internazionale eccependo l’obbligatorietà vaccinale è una chiara violazione dei diritti umani ed ancor più del diritto allo sport inteso come diritto soggettivo ad uno sport sano.
Se è vero che è vero che lo sport incontra l’atleta e l’atleta incontra lo sport bisogna radicalmente riportare l’equilibrio sul piano della sana regola ordinamentale, regola basata sulla verità e sulla legittimità.
Oggi la dinamicità  e la fenomenologia sportiva incontrano il diritto nel diritto dello sportivo ad una concreta tutela della salute.
Dove è oggi il diritto sportivo inteso come legittimazione a rivendicare la propria libertà di praticare sport?
C’era una volta la Carta del fair play, quel diritto oggi negato, un diritto, anzi, il diritto allo sport come diritto soggettivo ad uno sport sano che oggi viene compresso, annullato, violato.
Bisogna unire oggi i valori umani con i principi etici dello sport e riportare l’atleta al suo ruolo decisionale  da protagonista e non oggetto di scambio in un mercato economico.
Che lo sport torni ad essere elemento costitutivo del vivere collettivo, facendo si che l’organizzazione della pratica sportiva assuma il rilevante ruolo di fine primario del publicum agire.
Che l’atleta sia esempio di virtù e che il corpo, dono ricevuto, si ponga tra la coscienza ed il mondo esterno, nella connessione in un’unità estesiologica, giungendo alla determinazione, proprio dello Scheler, che sebbene si distinguano un’anima somatica ed un corpo organico, sussiste sempre un’unità di identità……… “l’identità dell’atleta”.
09/05/2022

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